Il monitor del mio computer è continuamente solcato da annunci di corsi di scrittura, soprattutto nei social hanno preso a comparire a ogni scroll. Molti di questi corsi sono ottimi, ho avuto un paio di esperienze e non posso dire nulla di negativo. Altri, così a naso, lo sono un po’ meno, ma appartiene alle leggi di natura che ogni vittima (della propria vanità) trovi il suo carnefice. Ci sono poi quelli con formulazioni stravaganti. Ad esempio: impara la scrittura come pratica concreta, artigianale, corporea (claim ripreso dalla pagina web della Scuola Holden).
Tutte cose giuste, per carità. Se non fosse che a
questo punto vale tutto, e cade ogni distinzione. Pratica concreta,
artigianale, corporea è infatti anche tracciare le equazioni della
termodinamica su una lavagna, oppure dare una passata di cancellino, al termine
della lezione, per sostituirle con un enorme fallo sorridente. Il professore
subentrato nell’ora successiva chiederà: “Chi cazzo è stato?!” Ma accorgendosi
del lapsus, aprirà il registro e farà finta di niente.
Ecco, il cazzo sì che è una cosa davvero corporea. Da dove proviene questo mito moderno costituito dall’incarnazione o, ancora meglio, da una iper fisicità, testimonianza pubblica di sé di cui la scrittura si fa metafora? Non più il contrario: il corpo come testo editato, attraverso l'abbigliamento e la cosmesi, per testimoniare adesione all'ordine sociale, in alternativa alla sua trasandata dissidenza. Forse un contrappasso a secoli di astrazione; la filosofia era idealistica, e le gambe delle sedie venivano ricoperte per non suscitare pericolose analogie.
Mi viene in mente un bel film con Helen Hunt, nel
quale interpreta il ruolo di una assistente sessuale; non è un eufemismo per
prostituta: Hunt offriva piacere solo a chi era colpito da gravi disabilità,
come il protagonista del film che è tratto dalla storia vera del poeta e
scrittore Mark O'Brien. Può turbare ciò che faceva Helen Hunt, ma la sua è
un’attività letteralmente pratica, concreta, artigianale, corporea.
Oltre ai corsi di scrittura, proporrei corsi di questo
genere. Non il segreto per fare impazzire il tuo uomo a letto, quelli
esistono già. Esercitati prima con una zucchina – la postura della
mano ti viene insegnata al corso –, e invece di sognare di diventare uno
scrittore, una scrittrice, vai a masturbare gli handicappati. Non comparirà mai
il tuo nome sulla pagina di Tuttolibri, pazienza. Ma anche gli
handicappati hanno un sesso, meritevole di cura e attenzione non meno di un periodo pieno di subordinate, e le handicappate certe bocce che Monica Bellucci
se le sogna.
C’è però il caso che tu non ti senta tagliato/a per
questo genere di esercizio, ci sta. Allora scrivi pure, frequenta la Holden,
14.000 euro all’anno, cosa saranno mai, non ci compri nemmeno una Panda. Ma poi
non venire a raccontarci che ti stai dedicando a una pratica concreta,
artigianale, corporea. Perché se ti ascolta Helen Hunt, con la Panda ti
stira sulle strisce.

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