Lo immagino, anzi lo so, come lo sapeva Pasolini, quel che oggi accade tra le macerie di Gaza, oppure nei biondi campi di frumento dell’Ucraina, del Sudan ricordo le maschere che vendevano sulla spiaggia di Mirabella, il Myanmar a malapena riesco a collocarlo sulla carta geografica. Sono oltre cinquanta i conflitti armati nel mondo. E poi le diagnosi che la gente non vorrebbe sentire, il cugino di mia madre, novantaquattro anni, a cui portare i biscotti Plasmon nella RSA di Tresivio; non ha altri parenti e i Plasmon glieli prendiamo noi, nella RSA gli concedono solo due biscotti per colazione. Senza contare i miei numerosi acciacchi, mi impediscono quasi di camminare ma non di cercare su internet quell’orologio che tanto mi piace; è lo stesso modello che indossava Jacques Cousteau sulla Calypso, se riesco a mettere da parte qualche soldo... Una pappa consumistica di sogno da cui vengo distratto nell’aprire la bacheca di Facebook. Mi propone il post di una scrittrice che cerco sempre di evitare – l'algoritmo, anche se non siamo in contatto, si prende le sue belle cantonate, e così rieccola di nuovo. Oggi si arrovella sul fatto che le sue opere hanno vendite modeste. Aggiunge che un caro amico, ugualmente scrittore, quest'estate le ha detto: “A te non deve riguardare. Tu devi mirare all'opera, è il lettore che deve venire verso di te, non il contrario.” Mi è sempre stata antipatica questa scrittrice, non c’è niente da fare; e devo dire che anche il caro amico scrittore possiede tutti i requisiti per starmi sulle balle. Oggi però mi ha fatto tenerezza, la scrittrice intendo. Eravamo uguali: lei con i suoi fantasmi da disconoscimento dei capolavori che consegna ai lettori di Fabio Volo, io con il mio orologetto piccolo borghese, non saprei nemmeno quando indossarlo; un orologio subacqueo per uno che è dieci anni che non vede il mare, ed è già tanto se ancora mette il naso fuori casa. Io fallito alla radice biologica della vita, lei a quella simbolica e astratta. Un perfetto dittico del disgusto, pensavo ritornando con la mente nemmeno troppo affranta ai cinquanta conflitti, terremoti, inondazioni. Il mondo va a rotoli, l’intelligenza artificiale, scrivono, ci chiederà a breve un conto salato. Ma essere uomini tra gli uomini, donne tra le donne, nel social tempo finale è in fondo questo: condividere i modestissimi cazzi propri, come fossero chicchi di riso da lanciare agli sposi appena usciti dalla chiesa. Perché la gente non si precipita in libreria ad acquistare il mio capolavoro sperimentale, si chiede la scrittrice soffusa da un’aura che non è nemmeno più antipatia: è essere estensione riflettente della propria epoca, come i Ray-Ban a specchio negli anni Settanta; perché quell’orologio subacqueo ancora non brilla al mio polso? Non ditemelo, lo so già. I bei tempi di quando c’era ancora l’ipocrisia, e si rispondeva grazie, tutto bene, omaggi alla signora.

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