lunedì 27 luglio 2026

La grazia

In questi giorni sul web si trovano foto e commenti su un vecchio film di Éric Rohmer. Probabile sia stato trasmesso di recente in televisione, ma mi piace pensare a una coincidenza un po’ magica, di quelle che Jung chiamava sincronicità. E nella magia che si sta facendo spazio nella mia testa compare una sequenza: non è inclusa nel Raggio verde, è questo il titolo del film, eppure ne fa inscindibile parte. Nel suo girovagare senza meta, Delphine, la protagonista, si ferma nei pressi di un baretto. I tavolini di plastica bianca lambiscono la spiaggia di Biarritz, più dietro è presente un juke-box. Da lì provengono le note di una canzone, la ragazza si avvicina con andatura esistante, è l'ennesima digressione di un percorso senza meta. La voce del cantante è un po’ strascicata, il testo è in italiano e non capisce. Ma ne è attratta. Chiede così a un uomo che sta leggendo se può tradurre, ha intuito che è in grado di farlo dal titolo del libro, deve essere italiano anche lui, per quanto il suo aspetto le ricorda un attore francese un po’ imbronciato; forse perché è stato escluso dal film, se non per quella particina minore. L’uomo sono io, e le spiego che appartiene a Vinicio Capossela. “It’s a song wich comes from the future”, aggiungo. Delphine mi guarda perplessa. Oh cavolo, ho sbagliato lingua! Rohmer sta per fermare tutto ma alla fine continua a girare; ha sempre amato le improvvisazioni, mentre io ridico la battuta in francese e, già che ci sono e per caratterizzare il personaggio, nella lingua del libro che stavo fingendo di leggere. Viene dal futuro. “Oui, mais que dit-il, que dit-il?” mi incalza Delphine. Rispondo: “Partout, protèges la grâce de mon cœur. Partout protèges la grâce de ton cœur.

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