mercoledì 4 novembre 2026

Chi può dirlo? (mi ricordo 95)

 

Mi ricordo che l’11 settembre del 2001 stavo provando un giubbetto Marlboro in pelle anticata. Il prezzo era molto alto, ma nel negozio di Morbegno dove lo vendevano c’era una liquidazione per chiusura dell’attività, e veniva via con uno sconto considerevole. Quasi quasi…

Mentre stavo valutando la taglia di fronte a uno specchio circonfuso da diamanti sintetici – in alternativa alla L c’era anche la M, cambiava solo il colore di un marrone tendente al giallastro – entrò una donna farfugliando qualcosa. L’unica parola che avevo colto era stata tragedia, ripetuta due volte: “Una tragedia, una tragedia!”

La donna ci invitò a vedere con i nostri occhi. Fissai la commessa che era molto graziosa, peccato solo per il piercing sulla lingua; lei mi fissò con sguardo ipotecato dall’abitudine, partendo dai piedi a risalire. Che si fa?

Senza bisogno di parlare scattò il reciproco assenso, e lasciammo il negozio di vestiti per trasferirci in quello accanto, di cui la donna era proprietaria. Prima però la commessa chiuse la porta a chiave, io indossavo ancora il giubbetto giallastro di taglia M, che forse mi calzava meglio, da cui pendeva l’etichetta del prezzo.

Percorsi pochi passi entrammo in una piccola sala giochi, due adolescenti stavano sparando a mostriciattoli verdi con i canini sproporzionati. “Guardate!” ci incalzò la donna, ma io non sapevo bene dove, lo spazio era saturo di immagini.

Tra i tanti monitor, ma più piccolo, un televisore portatile. La donna lo indicò alzando il volume. Le sequenze sono note a tutti da anni, trasmesse al rallentatore, con una canzone di Patti Smith a fare da colonna sonora, diventano perfino belle. Lo stesso effetto prodotto dai pozzi di petrolio incendiati in Kuwait durante la prima Guerra del Golfo.

La donna provò a cambiare canale per cercare informazioni più precise, ottenendo l’effetto opposto. Dopo qualche minuto di vani tentativi tornai a osservare gli adolescenti. Uno continuava nel gioco sparatutto, l’altro era passato a una prova speciale di rally. Incredibile come, già nel 2001, la simulazione dell’interno del veicolo fosse accurata, a ogni curva affrontata a tutta velocità mi prendeva un leggero capogiro.

Si potrebbe ora citare Baudrillard: la commistione tra finzione e realtà che caratterizza il nostro tempo; oppure Lacan, quando parla dello squarcio improvviso del velo simbolico che avvolge la realtà, chiamandolo reale. Ma sono questioni che potrebbe spiegare meglio un filosofo, io ero soltanto un uomo di trentacinque anni che voleva un giubbetto Marlboro in pelle anticata, come quello di Indiana Jones.

Giubbetto giallastro, Torri Gemelle in fiamme, mostriciattolo verde colpito e stramazzato, primo aereo, secondo aereo, auto da rally in frenetica corsa, la stessa frenesia della gente di New York avvolta da una nebbia di calcinacci vaporizzati, mentre la commessa con il piercing aveva ripreso a fissarmi: che si fa, torniamo di là e ti decidi una buona volta quale taglia acquistare? Ok, torniamo pure di là. O forse di qui. Chi può dirlo…

Nessun commento:

Posta un commento