L'attrice di cui tutti parlano in questi giorni amava molto gli animali, e molto ha fatto per loro. Aveva inoltre simpatie politiche per la Destra estrema, nessuna indulgenza per i gommoni carichi di migranti: fossero stati gattini alla deriva, forse le sue convinzioni avrebbero cominciato a vacillare. E naturalmente era bellissima, questo va da sé. Anche Alain Delon era bellissimo e molto ha fatto per gli animali ed era di destra.
A me stanno particolarmente a cuore gli animali, ma non sono di destra; nemmeno per uno dei partiti della Sinistra parlamentare, ma questa è un'altra storia. La storia che voglio raccontare ha la forma del simbolo del Tao: bianco e nero si compenetrano, bene male non sono separabili con nettezza.
Attenzione, non sto dicendo che la Destra rappresenta il male e la Sinistra il bene, e in fondo anche l'animalismo – almeno in certe forme estreme – possiede caratteri ambivalenti. Gli idoli, se li smonti come i giocattoli nelle settimane successive al Natale, ti accorgi che non possiedono nulla di glorioso. È la composizione dei materiali a farli rifulgere in vetrina, oltre a un pizzico di malizia da parte del vetrinista.
Molto meno belli di Brigitte Bardot e Alain Delon,
probabilmente anche noi ne condividiamo il destino, fatto di compromessi e
ambiguità. O per meglio dire: normalità.
Il fatto che ieri sia morta una donna francese normale
(il rapporto con il figlio era un altro motivo di sconcerto, e di nuovo si
ripropone l'analogia con Alain Delon) non rende meno triste la notizia. In
fondo ci vuole un bel sedere e riflettori potenti per costruire un mito. Anche
un po' di talento, va'. Il resto sta per definizione negli occhi di chi
guarda.
Guardare un essere umano è un esercizio ottico molto
più accurato, e non tutto ciò che scorgiamo può piacere. La complessità
dell'insieme sfugge alle scorciatoie della sintesi, che in questo caso possiede il volto eroico della semplificazione spettacolare, i tappeti rossi da calcare con sorrisi in forma di rictus, di cui a trentanove anni B.B. si era già stufata. Ma ne guadagna in
sfumature, profondità.
Ecco, al di là di un giudizio umano che non mi compete, la protagonista di Piace a troppi sembrava una persona profonda, come il mare cantato da Lucio Dalla. E nel mare ci stanno i delfini
assieme a bottiglie di plastica abbandonate, ampie chiazze di petrolio a
imbrattare le ali dei gabbiani. Che poi, meritevolmente, Brigitte Bardot
cercava di ripulire.

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