Mi ricordo che dopo i dodici anni e prima dei quattordici si andava tutte le settimane, o quasi, da un meccanico che vendeva motorini, dove ci si informava sulle prestazioni dei rispettivi modelli – erano comunque molto simili, la cilindrata non poteva superate i 50 cm cubici. Ma se si sostituiva la marmitta con una dilatata al centro e il carburatore da 14 mm, per quanto la legge lo vietasse, con uno da 19, si potevano guadagnare anche venti, venticinque chilometri all’ora di velocità. Oltre che impennare in seconda e perfino in terza.
Il meccanico era un uomo piccolo e robusto con i capelli
lunghi ma diradati al centro, avrà avuto all'epoca poco più di quarant'anni, e ci forniva con
pazienza le informazioni a riguardo, che erano sempre le stesse. Anche perché
erano le stesse domande, variavano solo nella modulazione della voce: nelle
richieste dei più piccoli si avvertiva un tono epico, Caballero (il modello più
ambito in assoluto, prodotto dalla Fantic Motor) suonava come il nome di un brigante ricercato da Tex Willer.
L'officina aveva dimensioni proporzionate all'uomo, poco più di un antro sembibuio. Alle pareti, come consuetudine, spiccavano poster e calendari, ma su nessuno comparivano donne nude o anche solo poco
vestite; solamente pubblicità di candele di accensione oppure immagini di giocatori di
calcio, in particolare Giacinto Facchetti. Così distante nell’aspetto fisico,
con il capitano dell’Inter il meccanico condivideva una certa flemma, oltre al rispetto
per l’avversario che porta a comporsi allo stesso modo con il
capocannoniere della Juventus e con il secondo portiere della Spal. Fai la tua
partita, insomma.
La partita del meccanico consisteva nell'aggiustare e vendere motorini; la nostra nel desiderarli, sognarli, disegnarli sul diario mentre la professoressa di matematica spiegava alla lavagna i numeri negativi. Io da principio li trovavo un'assurdità – come può Pierino avere rubato meno tre mele? –, ma poi mi ero figurato i numeri negativi come una sorta di debito: chiedi un prestito in banca e ti compri il Caballero, e chi se ne frega se il tuo conto finisce in rosso. Intanto hai il Caballero.
Chi più sognava, e anche questo il meccanico lo sapeva, di norma non avrebbe acquistato un motorino al compimento dei fatidici quattordici
anni, ma si sarebbe arrangiato con catorci di terza mano o ereditati da fratelli più grandi. Mentre i figli dei medici, degli avvocati, dei commercialisti e per farla breve dei non-nostri padri (era anche questa una variante dei numeri negativi), si presentavano il giorno del compleanno con l’assegno in
mano. Mai stati prima dal meccanico, nemmeno per prendere un dépliant. Mica era
giusto che fossero proprio loro a uscire dall'officina a cavalcioni di un Caballero rosso fiammante.
Dopo averli visti a scuola con la nuova motocicletta,
tornavamo alla carica: “Gliel’hai venduto tu il Caballero a quello
stronzo? Che carburatore hai montato? E la marmitta, era originale oppure una Pollini? A quanto gli hai tarato i freni e le sospensioni a gas?” Tutti davano del tu al meccanico, ma nessuno ne
conosceva il nome di battesimo. Lo chiamavamo, per burla, Giacinto. Lui annuiva senza lasciare trasparire se fosse o meno contento.
Rispondeva in ogni caso alle domande, se stava
armeggiando con una chiave del 12 continuava a farlo, ma intanto diradava dubbi,
non si spazientiva, era sempre preciso e gentile nelle risposte. Più che un calciatore, Giacinto ricordava un prete: molti sono i chiamati, pochi gli eletti. Solo in seguito ho compreso che l’elezione non consisteva nel possedere un Caballero, ma nel
divaricare l’immaginazione per fargli spazio. Come la buca in cui si calava
Giacinto per lavorare sul motore. Da lì, la minuscola officina, si slargava e diventava una camera delle meraviglie.
.webp)
Nessun commento:
Posta un commento