
“Pinco Pallino ti ha invitato a cliccare “Mi piace” sulla
sua pagina Pinco Pallino”.
E in piscina non li hai visti più, e altri visi, altrettanto
fisiognomici, si sono nel frattempo accalcati al tuo magazzino dei sogni, quando da un'altra persona ricevi nuovamente quella comunicazione che non potrebbe essere più indiretta, più burocratica
e nel fondo anche volgare, non rivolgendosi a te dalla latitudine simmetrica
di uno sguardo ma utilizzando la sponda impersonale di Facebook. Eppure si
trattava semplicemente di riscuotere quel minimo segno di consenso che è il
becchime delle nostre vite, anche quando, sdegnosissimi, fingiamo di stare
aggrappati al nostro trespolo.
Ma oltre al come, è il cosa che proprio non capisci, suggerendoti un gesto che dovrebbe essere il più umano, totalmente impregiudicato e cercando di indirizzare (sbrigativamente perfino: i pubblicitari ci mettono un po' di sforzo allusivo, almeno) il tuo bene forse più prezioso: il piacere, lo sporgersi
spontaneo e curioso verso il mondo. Come la mamma quando voleva convincerti che
la minestra è più buona delle patatine, vero che è buona la minestra, che ti
piace, ancora un bel cucchiaione allora… Uguale uguale i nuovi "amici" di
Facebook, che se si siedono alla tua tavola è solo per estorcerti una confessione, l'oscuro segreto del gusto: “Ti piaccio, vero
che ti piaccio, guarda come sono bella, come sono ganzo, bravo, smart… E allora
scrivilo per favore, urlalo al mondo intero: MI PIACEEEE!"
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