sabato 7 marzo 2026

figli e figliastri

 


Rom, sinti, curdi, apache, sioux, maya, aztechi, aborigeni australiani, saharawi, inuit, tibetani, rohingya, uiguri... Ma potremmo continuare a lungo, ricordandoci di includere anche palestinesi.

Cosa unisce questi termini?

Già alle scuole elementari la risposta sarebbe piuttosto semplice: sono tutti popoli senza una terra propria. Popoli che hanno subito gravi persecuzioni, al punto da rendere alcuni di essi prossimi all'estinzione.

Gli ebrei sono stati a lungo uno di essi, uno, non l’unico; perfino veneti e sardi sono popoli senza terra, ma se non altro il destino è stato più clemente nei loro confronti, compensandoli con Gigi Riva e Roberto Baggio.

La presunta unicità ebraica non consiste dunque in tale condizione, ma nell’altrettanto presunta promessa di un dio, con cui il popolo ebraico intrattiene un rapporto intimo ed esclusivo, addirittura elettivo!

Un giorno avrai, dice al suo amato popolo il dio degli eserciti, avrai una terra in cui scorrono fiumi di latte e miele – in realtà, nella Bibbia, sta scritto fiumi di mestruo e sperma, ma la sensibilità ellenistica ha poi ingentilito il tutto in traduzione.

Fortunatamente esiste anche un ebraismo laico e democratico. Bene, molto bene! È dunque da loro, non dagli invasati religiosi con le treccine e la kippah, che mi attendo parole di solidarietà verso rom, sinti, curdi, apache, sioux, maya, aztechi, aborigeni australiani, saharawi, inuit, tibetani, rohingya, uiguri e soprattutto palestinesi.

Come gli ebrei, il 29 novembre 1947, hanno ottenuto attraverso
la risoluzione 181 delle Nazioni Uniti la terra a loro promessa, forse sarebbe il caso di onorare la stessa promessa con gli altri popoli senza terra. O tutti o nessuno, se non vogliamo richiamare in causa quel dio geloso che fa figli e figliastri.

Oppure ammettiamo, è un esperimento mentale, non un programma politico, che la terra appartiene a sé stessa e tutt’al più a chi vi cammina sopra – animali inclusi – e ripensiamo il diritto internazionale attraverso forme di convivenza senza possesso.

In caso contrario, a qualcuno potrebbe venire il sospetto che il diverso trattamento concesso a Israele (nel menu delle opzioni riparatorie: rigirare il film della storia a ruoli invertiti) non proviene dai piani alti della creazione e nemmeno dai bei pompelmi che ha saputo cavare dalla terra arsa avuta in dono, ma da opachi intrallazzi.

Intrallazzi economici, politici, perfino esoterici che da sempre fanno da complottistica premessa all’antisemtismo più bieco. A cui continuo ad oppormi con argomenti, ammetto, sempre più difficili da reperire.