sabato 10 marzo 2012

La ragazza portoghese, una resurrezione


Sabato, di fronte alle vetrine illuminate
di una profumeria con un cavallo a gettoni
sulla porta, incontro una ragazza portoghese
che sta scherzando assieme all’amica a "chi mi piglio":
Io mi piglio questo, io quest’altro… e così via.
Strano, mi avevano riferito che era morta
– "di un brutto male", si sussurra come in una chiesa –
e invece guarda qui, con quale impeto ghiottone
reclama al mondo il suo spicchio dolce da succhiare.
Quella ragazza portoghese, dai, hai presente
e abbassa gli occhi il tale che mi incalza, sfuggendo
a entrambi il nome e ogni altra appropriata distinzione,
solo un cespuglio di capelli color del fuoco –
irlandese, piuttosto, di lei avresti pensato.
Una ragazza irlandese o portoghese, poco
importa alla storia, alla geografia e in fondo in fondo
anche a noi, che certo apparteniamo a un altro spicchio,
e mai saremo pigliati, no, o dentro al suo gioco
piglieremo un confetto di semplice attenzione.
Eppure, come la mettiamo: resurrezione
probabilmente non è la parola più adatta,
ma una fine c’è stata, dentro all’abbaglio fesso
di un improbabile lutto, e pure un nuovo inizio,
in sella ad un cavallo a gettoni bianco e rosso
con scritto Furia cavallo del West, così che
incassiamo la moneta di un simbolico indizio.
Se allora il segreto – segreto? – se l’universo,
la Legge, tutto quanto, non fosse altro che questo:
una frivola ragazza portoghese (irlandese,
si direbbe però) che di tanto in tanto finge
di sparire. Ma è solo un come, un quasi, un trucco
innocuo di Silvan il gran mago: e abracadabra,
puff, ecco qui, dal polsino ricompare l’asso
di cuori, gridando al vento Libero per tutti!
Ed ogni cosa sguscia dal proprio nascondino,
e si incammina festosa intonando un maramao.
Compreso una ragazza che tutto vuole, afferra,
piglia e divora senza un perché – tranne che te.

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